L'Italia che Trump non si aspettava: da alleata speciale a "non saremo per loro"
Da "grande leader" a "scioccato dalla sua mancanza di coraggio": come Giorgia Meloni ha detto no a Trump sulla guerra in Iran e ha pagato un prezzo altissimo
C'è un paradosso tutto italiano in queste settimane d'aprile: mentre il tennis azzurro domina il mondo e Sinner batte record su record, sul fronte geopolitico l'Italia si ritrova nel mezzo di uno scontro frontale con il presidente degli Stati Uniti. Stesso Paese, stesso periodo, destini opposti.
Il simbolo di tutto si chiama Sigonella.
Il no che ha cambiato tutto
Tutto inizia con una notizia riportata dal Guardian il 31 marzo: l'Italia ha negato agli Stati Uniti l'uso della base aerea di Sigonella, in Sicilia, per trasportare armi destinate alla guerra in Iran.
Un no silenzioso. Una decisione tecnica, quasi burocratica. Ma per Donald Trump non è stata nessuna delle due cose.
Il 14 aprile, in un colloquio telefonico con il Corriere della Sera, il presidente americano ha deciso di non tacere più. «Giorgia Meloni non vuole aiutarci nella guerra. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». E ancora: «Non è più la stessa persona, e l'Italia non sarà lo stesso Paese».
Un mese prima, in un'altra intervista allo stesso giornale, Trump aveva definito Meloni «un'amica e una grande leader che cerca sempre di aiutare».
Il secondo giorno, più duro
Non bastava. Il giorno dopo, Trump è tornato all'attacco su Fox News, stavolta alzando il tiro su tutto il fronte.
«Giusto per essere chiari: l'Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz». Poi l'affondo alla Nato: «Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno per l'Alleanza se i suoi membri non stanno dalla nostra parte?». E infine, su Truth Social, le parole che sono diventate uno slogan: «L'Italia non c'è stata per noi. Noi non ci saremo per loro».
Meloni non ha risposto direttamente. Ma a Vinitaly, senza nominare mai Trump, ha detto la sua: «Quando si hanno degli alleati, bisogna avere il coraggio di dire quando non si è d'accordo. È quello che io faccio ogni giorno».
Il Papa, Zelensky e i confini dell'Occidente
Nello stesso periodo, Trump aveva attaccato Papa Leone per le sue posizioni critiche sulla guerra in Iran. Meloni aveva risposto definendo quelle dichiarazioni «inaccettabili» ed esprimendo «solidarietà al Santo Padre».
Trump ha reagito anche a questo, dicendo che il Papa «non ha idea di cosa sta succedendo» e tornando ad attaccare Meloni: «È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l'Iran ha un'arma nucleare».
Nel mezzo di tutto questo, Zelensky è arrivato a Roma. Meloni lo ha ricevuto a Palazzo Chigi ribadendo che «l'Italia è sempre al fianco di Kiev» e sottolineando l'importanza di «un Occidente unito, perché un'Europa spaccata sarebbe l'unico vero regalo» ai nemici dell'Alleanza. Un messaggio che, letto tra le righe, suonava anche come risposta a Washington.
Il colpo di scena: l'Italia ai Mondiali al posto dell'Iran
E poi, a sorpresa, arriva la svolta più surreale della storia.
Paolo Zampolli, italiano di nascita e inviato speciale di Trump alla FIFA, ha proposto pubblicamente di ripescare l'Italia al Mondiale 2026 al posto dell'Iran, esclusione che arriverebbe come conseguenza delle sanzioni americane. «Sono italiano», ha detto Zampolli al Financial Times. «Sarebbe un sogno. Con quattro titoli mondiali, gli Azzurri hanno il pedigree per giustificare l'inclusione».
Secondo il Financial Times, il piano sarebbe anche «uno sforzo per riparare i legami tra Trump e Meloni» dopo settimane di tensioni. Una mossa diplomatica travestita da gesto sportivo.
Ma Trump, interrogato sulla questione, ha spento tutto con una battuta: «Non ci sto pensando più di tanto». La FIFA ha fatto sapere che l'Iran si è qualificato e parteciperà. Il ministro dello Sport italiano Andrea Abodi ha chiuso il cerchio: «Ci si qualifica sul campo. Non è opportuno».
Una "relationship" che non è più special
Cosa resta di tutto questo?
Resta una premier italiana che ha scelto di tenere la schiena dritta davanti al presidente americano più potente degli ultimi decenni, pagando un prezzo politico e diplomatico reale. Resta un Trump che ha trasformato un accordo su una base aerea in una rottura pubblica, a colpi di interviste e post su Truth.
E resta l'Italia, come sempre sospesa tra l'Atlantico e il Mediterraneo, a cercare un equilibrio che nessuno le regala.
Anche Matteo Salvini, alleato di governo, ha trovato il modo per essere sarcastico verso il presidente Usa: «Stando a lui la guerra è già finita tante volte. Ma non è ancora finita».
Non è chiusa nemmeno quella tra Roma e Washington.